L'emergenza coronavirus che ha attraversato l'Italia oltre ad aver presentato un tributo incalcolabile di vittime sul piano umano, molte altre ne presenterà per i danni economici che ha arrecato ed ancora arrecherà al nostro Paese.
In poche settimane il Covid-19 ha cambiato le nostre vite, ma come possiamo immaginare il futuro?
Oggi un gran numero di persone è confinato a casa propria e rimane "attaccato" alla rete vuoi per lavoro, per studio, per passatempo ed è cambiata, spesso in modo radicale, la vita delle imprese che devono acquisire la capacità di gestire questo cambiamento in modo produttivo ed efficace.
Perché questo processo diventi tale è necessario che al centro delle priorità manageriali ci sia proprio quella risorsa organizzativa fondamentale che è l'uomo.
A questo proposito possiamo rifarci al pensiero di Machiavelli che, nel "Di Fortuna", afferma che colui che meglio si adatta o sa adattarsi alla realtà ottiene risultati migliori, ma poi aggiunge anche che la realtà ha nel cambiamento, cioè nell'evoluzione una delle sue peculiarità.
È chiaro che già per Machiavelli il cambiamento è la caratteristica principale della realtà e che per interagire efficacemente con essa l'uomo deve sviluppare sia competenze adeguate sia ambire alla capacità di gestire e guidare positivamente i processi di cambiamento.
Oggi come si può intendere questo cambiamento a cui tutti dobbiamo imparare ad adattarci?
Abbiamo visto come le grandi piattaforme stiano vivendo una fase di grande recupero e credo che, nel prossimo futuro, le tech-companies saranno in grande sviluppo.
A loro il compito di mettere a punto modelli organizzativi fortemente innovativi in grado di gestire al meglio la nuova realtà. Modelli che, sicuramente, saranno favoriti dai progressi che si stanno verificando nella strumentazione e nei software e nel potenziamento delle reti.
Anche il nostro Paese, se vorrà riprendersi nel post-crisi, dovrà favorire in ogni modo la nascita di imprese che-qualunque sia il comparto in cui operano- sappiano sfruttare al meglio le tecnologie digitali costruendo su di esse business model competitivi lavorando soprattutto sulle competenze.
Perché l'impresa è cultura, la produce al suo interno, la importa e la immette nella società, in uno scambio biunivoco: nelle relazioni, nei processi, nei prodotti.
Dalla cultura di impresa "politecnica" e nel contempo "visionaria" ed innovativa nasce la qualità ed il successo dei vari brand.
Impresa e cultura non sono un ossimoro. La cultura e la filosofia per l'impresa possono essere un reale investimento, cioè possono essere win win.
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